Sommario

News »

Archivio

Contatti

Globo divulgazione scientifica

Tel:
040.3755565
040.3755567
Fax:
040.398987
info@globo.trieste.it

O. G. M. : Olimpiadi Geneticamente Modificate

il futuro del doping

di Fulvio Belsasso e Peter Schulze

Vedremo i primi atleti geneticamente dopati alle Olimpiadi di Londra del 2012? L'agenzia mondiale per l'anti-doping (Wada) è preoccupata e sta già correndo ai ripari. Il doping occupa spesso le pagine dei giornali, soprattutto dopo gli scandali che hanno costretto atleti di varie discipline sportive a consegnare medaglie ottenute con l'inganno. Dall'antica Grecia in poi questa piaga dello sport ha subito numerose metamorfosi e oggi le sostanze dopanti come steroidi e anabolizzanti hanno preso il posto della stricnina usata dai ciclisti del XIX° secolo o dei semi di sesamo dei maratoneti delle prime olimpiadi. Ma all'orizzonte si profila un nuovo tipo di metodologia dopante, l'utilizzo di terapie geniche per trasformare gli atleti in "super-uomini". La Wada, l'agenzia mondiale antidoping con sede a Montreal in Canada, si è rivolta a un centro di ricerca di eccellenza nel campo dell'ingegneria genetica, il "Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia" (Icgeb) di Trieste, per mettere a punto un metodo capace di smascherare gli atleti 'geneticamente modificati'. L'attività di ricerca dell'Icgeb abbraccia vari campi tra i quali la genetica molecolare, la virologia e la terapia genica, in particolare quella cardiovascolare per la rigenerazione cardiaca. Nel 2006, la Wada ha stanziato un finanziamento di 420.000 dollari all'Icgeb per un progetto di ricerca finalizzato alla creazione di un metodo per riconoscere casi di doping genico. L'Icgeb è affiancato in questo progetto da altri tre laboratori italiani: il Dipartimento di scienze e tecnologie biomediche dell'Università di Milano, il Centro Interdipartimentale di spettrometria di massa dell'Università di Firenze e l'Istituto di biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa. Di recente il finanziamento è staro rinnovato di altri 270.000 euro per un progetto che svolgerà in collaborazione con l'Università Johannes Gutenberg di Magonza. Spiega Serena Zacchigna, medico e ricercatrice dell'Icgeb: «Uno dei miei compiti è svuotare i virus del loro patrimonio genetico dannoso e inserirvi il gene terapeutico, utilizzando il virus come un taxi. Per esempio, inserendo nel genoma di un virus 'vettore' il gene del Vegf, il fattore di crescita del tessuto vascolare, una volta che il virus, e con esso il gene, è stato iniettato in un muscolo, verrà prodotto Vegf che indurrà la formazione di nuovi vasi sanguigni». E' stata questa ricerca ad attirare l?attenzione della Wada, in quanto, per esempio, uno dei geni che ha effetti benefici nel cuore potrebbe essere anche iniettato nei muscoli scheletrici ed essere quindi utilizzato in maniera impropria dagli atleti a scopo dopante. Come ci spiega Zacchigna, «le tecniche utilizzate per il trasferimento di geni a scopo terapeutico nel cuore o nei muscoli possono essere anche impiegate per trasferire geni capaci in qualche modo di migliorare la prestazione fisica di un atleta, come aumentare la resistenza nelle fibre muscolari». I ricercatori dell'Icgeb hanno sottoposto dei topolini da laboratorio a una terapia genica, con lo scopo di fargli esprimere la proteina Igf-1, il fattore di crescita insulino-simile-1, nei muscoli. Il risultato? Gli animali avevano sviluppato una maggiore resistenza agli sforzi, riuscendo per esempio a nuotare cinque volte di più rispetto agli animali 'normali'. I ricercatori sono poi andati a cercare dei marker molecolari, delle specie di 'firme', costituite da differenze a livello della tonalità delle proteine a livello del muscolo, del sangue e delle urine, che potrebbero essere utili in futuro per smascherare un eventuale trattamento genetico in un atleta. «Rispetto ai modelli animali», prudentemente però ricorda Serena Zacchigna, «l'applicabilità di questa procedura nell'uomo non è così immediata. Per degli sforzi complessi come quelli richiesti a un atleta moderno ci deve essere un'azione equilibrata dei muscoli agonisti e antagonisti, che non è così facilmente ottenibile artificialmente attraverso la somministrazione di un fattore di crescita». L?identificazione delle proteine dopanti non è un'impresa facile. Da una parte perché le proteine geneticamente modificate sono molto simili a quelle prodotte dall?organismo e quindi, difficilmente distinguibili. Dall'altra parte, le proteine 'aliene' vengono prodotte localmente dal muscolo in cui agiscono e l?unico metodo per evidenziarne la presenza è rappresentato da una biopsia del muscolo, che risulta invalidante per l'atleta e quindi da escludere in ambito sportivo. Quali sono gli sport più esposti al rischio di doping? «Gli sport di resistenza come, per esempio, ciclismo e canottaggio», continua Zacchigna, «sport in cui l'eritropoietina o gli ormoni che fanno aumentare la massa muscolare potrebbero giocare un ruolo importante». L'eritropoietina, detta comunemente Epo, è una proteina già presente normalmente nel sangue umano ed è deputata al trasporto di ossigeno nei tessuti. La sua somministrazione agli atleti è stata una tecnica di doping molto utilizzata negli sport di resistenza perché una maggiore concentrazione di Epo nel sangue, aumentando di molto l'ossigenazione dei tessuti, stimola conseguentemente uno sviluppo abnorme delle cellule muscolari. «Iniettando questo gene direttamente nel muscolo sarebbe possibile ottenere un'eritropoietina umana uguale a quella prodotta dall'organismo e, di conseguenza, un approccio di questo tipo sarebbe più difficile da smascherare con dei test genetici in sede di antidoping». Un uso eccessivo dell'Epo può però esporre un atleta a un maggiore rischio di infarto. La messa al bando del doping genico potrebbe spingere atleti e allenatori senza scrupoli, di fronte alla possibilità di vittorie sportive facili, a rivolgersi al mercato clandestino e illegale del traffico di prodotti genetici dopanti, esponendo gli atleti a rischi per la salute. Come le due facce della stessa medaglia, infatti, gli stessi prodotti di ingegneria farmacogenetica studiati e sperimentati per curare le persone malate di distrofia muscolare potrebbero essere usati per aumentare le prestazioni degli atleti. Il doping genetico non è ancora alla portata di tutti, ma fino a quando? E quando farà la sua comparsa sulla scena sportiva il primo atleta Frankenstein? Sono solo alcune domande a cui la scienza cercherà di dare una risposta, ma per Londra 2012 sembra che possiamo stare tranquilli.

ˆinizio